Portiamo la mindfulness anche a tavola
Mindfulness. Parte 2
Praticare la mindfulness significa prestare attenzione intenzionalmente ai pensieri, alle emozioni e alle sensazioni fisiche che provi nel momento presente, con un atteggiamento curioso e non giudicante.
Grazie alla mindfulness diventiamo più consapevoli e meno reattivi.
Mindfulness significa anche portare l’attenzione a ciò che accade nel corpo, perché spesso viviamo senza averne la piena consapevolezza.
Sappiamo quali sono le emozioni che proviamo? Riusciamo a distinguerle? E queste emozioni dove le sentiamo nel corpo? Sappiamo riconoscere la qualità dei nostri pensieri? Riusciamo a notare quando abbiamo fame o quando siamo sazi? La mindfulness è anche una pratica utile a comprendere i segnali che il corpo invia al cervello.
E quindi se parliamo di consapevolezza, di segnali e di attenzione è naturale parlare di mindful eating – un approccio all’alimentazione basato sulla totale attenzione, senza giudizio e con curiosità, alle sensazioni fisiche ed alle emozioni che proviamo legate al cibo.
Mangiare consapevolmente è un aspetto della mindfulness.
Possiamo mangiare qualsiasi cosa consapevolmente. La mindfulness non ha nulla a che fare con ciò che si mangia ma a come approcciamo “il cibo” e a come lo mangiamo.
Quindi, cosa significa nella pratica?
Per approcciare il cibo consapevolmente occorre usare pienamente i sensi, fisici ed emotivi, in modo integrato, per sperimentare ed apprezzare le scelte alimentari che si fanno.
Sii può mangiare qualsiasi cosa consapevolmente. Si tratta di prestare attenzione ai sensi, al sapore del cibo ma anche alla sua consistenza, al profumo, a come si presenta il cibo e anche al rumore che fa quando lo tocchiamo o lo mangiamo!
WOW!
Mangiare consapevolmente significa, anche provare viva gratitudine per qualsiasi cosa si stia mangiando.
Mindful eating significa scegliere cibi nutrienti e gratificanti per ritrovarsi più consapevoli delle proprie abitudini alimentari.
Mangiare consapevolmente non significa giudicare le scelte o i comportamenti alimentari adottati in un determinato pasto, ma trarne sempre un’ esperienza utile per il futuro. Facciamo un esempio: se dopo un pasto mi sento troppo piena, invece di rimproverarmi o colpevolizzarmi, vivo totalmente l’esperienza “di aver mangiato più cibo del necessario” , memorizzando bene le sensazioni fisiche ed emotive, in modo da poterne farne “tesoro” nel pasto successivo, quando grazie a quell’esperienza saprò scegliere la giusta quantità di cibo, per cogliere soddisfazione senza la sensazione di eccessiva pienezza!
Bello no? Rileggete perchè in queste poche righe c’è un intero Universo da speriemntare su di sè.
Concludo invitandovi a rallentare e a utilizzare tutti i sensi, fisici ed emotivi, quando mangiate, poi la prossima settimana chiariremo meglio come fare e perchè la mindfulness è tanto utile anche a tavola!
Grazie di essere qui.
Buona giornata.
S.
Sabrina Severi – biologa nutrizionista
Puoi approfondire il significato della pratica della mindfulness formale ed informale, leggendo questo articolo “stare nel qui e ora con serenità”
Qui puoi leggere l’articolo Perchè praticare la mindfulness



